Muru Mannu


- di Laura Dotti -

Partenza alle 15:30 di Sabato con una meta “insolita” per questo periodo dell’anno, ovvero torrentismo!
Con la convinzione che il freddo sia solo uno stato mentale e la bronchite sia solo per i pivelli, raccogliamo mute, bidoni stagni (e io pure la mia tribord) e partiamo diretti a Sud.
Il tempo sembra assisterci e per domenica le previsioni danno sole, ma le difficoltà sono in agguato e infatti superato Villacidro dobbiamo faticare un po’ per trovare la strada, che poi risulta essere una deviazione alla strada che costeggia la diga, in discesa, tutta curve e tornanti che ci porta dopo circa una decina di km alla casa della forestale a guardia di questa bellissima area naturalistica.
Ci accampiamo per la notte nei pressi di due gallerie minerarie, quasi all’inizio del sentiero 109 del CAI e dopo il classico risotto gusto “bo?!” e delle fiorentine alla griglia ci mettiamo a nanna. Al mattino dopo una colazione pantagruelica e una chiacchierata con un pescatore locale ci mettiamo in marcia che di strada da fare ce n’è (giri a vuoto a parte, da dove ci siamo accampati all’attacco del torrente 2h 30’-3h). Inizialmente seguiamo il sentiero 109 che dopo una bella salita ci porta ad un punto panoramico dal quale si vede la cascata di Piscin’Irgas, da qui prendiamo a destra e continuiamo a salire, una volta arrivati sulla cima della cresta però ci rendiamo conto che il GPS ci sarebbe proprio voluto, il sentiero per arrivare sopra la cascata di Muru Mannu infatti non è segnato. Comunque abbandoniamo il sentiero che ci avrebbe portato a scendere a valle e, dando le spalle alla cascata saliamo sulla cima e cerchiamo una recinzione vecchiotta e tagliata qua e la che dobbiamo seguire per arrivare alla nostra meta. Arriviamo quindi ad un sentiero-strada carrabile che seguiamo fino ad arrivare ad una biforcazione a sinistra con una strada che scende. Qui la cosa giusta da fare sarebbe stata quella di scendere nella valle sottostante, che poi è quella del torrente di Muru Mannu, invece proseguiamo ancora un'altra mezzora e poi ci buttiamo nella valle e cinghialiamo per risalire dall’altra parte dove incrociamo un sentiero che con fiducia (mal riposta) seguiamo. Resici conto dell’errore torniamo indietro, ormai è tardi e le speranze di trovare la mitica calata da 70m è un lumicino, decidiamo comunque di concederci una sguazzata nel torrentello passato in precedenza e, una volta trovato un punto dove metterci le mute ci cambiamo e iniziamo a seguire l’acqua tra rami bassi e qualche rovo.
Dopo un po’ arriviamo in corrispondenza della prima pozza e i più decisi fanno un bel tuffo e proseguendo abbiamo pure la possibilità di fare un paio di toboga di cui uno lungo circa 6m. Ma è solo quando arriviamo in corrispondenza del primo salto che ci rendiamo conto che con una “botta di fortuna” avevamo beccato il torrente giusto. Giacomo arma il primo salto (circa 20-25 m) e poi mi intima di scendere per prima “ in quanto elemento sacrific … ehm, secondo membro esperto del gruppo”.
Il primo salto è facile e l’unico punto “adrenalinico” e quello in cui mi tocca finire dentro la cascata. A seguire però c’è l’ultimo salto, la cascata di Muru Mannu vera e propria (circa 74m). Per arrivare al punto di calata dobbiamo armare un corrimano anche perché la roccia e scivolosa e la corrente forte. Anche qui sono la prima a calarmi, poco prima di scalzare le mie dita artigliate alla roccia e spingermi giù con un affettuosa pedata, il buon Giacomo mi illustra con voce professionale i segnali che avremo adottato per segnalare l’eventuale insorgere di problemi “due braccia alzate, tutto ok sono giù, un solo braccio alzato, la corda non basta”.Io guardo sotto di me e vedo che la fine della calata da su non si vede, provo allora a dire con vocetta tremante “ma nella parte finale non mi vedi più …” ma Giacomo ha ormai finito di staccare anche l’ultimo dei miei mignoli e a me non resta che scendere.
La roccia e scivolosa ma riesco comunque a scendere tenendomi ad almeno un metro e mezzo dalla cascata. Poco prima della fine, temendo di dover tuffare l’ultimo tratto provo a muovere la corda e fortunatamente vedo che arriva, meno male, perché alla base della cascata l’acqua mi arriva appena alla cintola! Faccio segno agli altri di scendere e li aspetto facendogli sicura. Una volta scesi tutti e dopo esserci messi qualcosa di asciutto è ora di tornare, lungo il bellissimo sentiero CAI 109, reso ancora più bello dai nostri commenti sull’avventura appena vissuta.

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